Articoli sulla salsa e sui viaggi nel mondo latino
 
 
Reportage Bahia 2006

   
 


Se ami l'umanità e desideri vedere Bahia con occhi d'amore e comprensione allora ti farò da guida. Rideremo insieme e insieme ci ribelleremo. Ti parlerò del pittoresco e della poesia, ma anche del dolore e della miseria.
Vieni Bahia ti aspetta. E' una festa, ed anche un funerale...
Il cantore di serenate canta il suo richiamo. Dolce è la brezza sulle palme di cocco sulle piagge sconfinate.
Un popolo meticcio, cordiale, civilizzato, povero ma sensibile abita questo paesaggio di sogno.
Vieni, Bahia ti aspetta!...
Jorge Amado
 
Ci sono dei luoghi che posseggono un fascino che è difficile descrivere. E' come se ti provocassero una vibrazione nell'anima, è come se di quei luoghi tu ne riconoscessi l'odore, la sensazione di averci vissuto, magari in un'altra vita.
Questo posto per me si chiama Brasile. C'è un amore viscerale che mi lega a questa terra, un amore che và oltre gli stereotipi che i media ci hanno da sempre inculcato.
Vi sorprenderà ma non mi sono mai appassionato veramente alla sfrenata allegria del carnevale. Quello che invece mi incanta del Brasile è la  sua "saudade", quel sentimento di malinconia, di nostalgia,  di tenero rimpianto che forse rispecchia più da vicino un lato della mia personalità.
In questi  giorni ho avuto la fortuna di partecipare al 2° Salsa Festival che si è tenuto a Salvador de Bahia. E' stata una esperienza umana molto intensa, soprattutto perché mi ha permesso di conoscere ancora più a fondo la realtà brasiliana e di vivere quell'esperienza non da turista ma da brasiliano tra i brasiliani,
Il Salsa Festival è stato organizzato da Maristela Lins una bravissima ballerina, originaria di Joao Pessoa, capitale dello stato di Paraiba. Ed è stato, come lei  stessa sostiene, organizzato con la forza e la razza tipica dei nordestini, abituati da sempre a lottare contro una natura (quella del sertao) non sempre amica.
Provo una grande ammirazione verso questa piccola ragazza brasiliana che da sola, con grande coraggio ha organizzato un evento così importante.
Bahia è una città assolutamente musicale, anzi sicuramente la città più musicale del Brasile, ma proprio la sua musicalità fa sì che non sia facile la penetrazione della salsa in una regione così ricca di storie e di tradizioni.
Qui la musica più famosa non è il samba, bensì l'axé. E' la musica portata al successo da gruppi come Banda Mel, Chiclete com Banana, Cheiro de amor, Banda Calypso  o da cantanti come Daniela Mercury e Ivete Sangalo. Ma Bahia è anche la città che ha dato i natali a gente come Dorival Caymmi, Joao Gilberto, Caetano Veloso, Gilberto Gil, Maria Bethania, Gal Costa, Carlinhos Brown.
A livello di ballo sono molto popolari anche il forrò (che è la tipica musica nordestina) e lo zouk, un ballo meravigliosamente sensuale, una specie di lambada lenta (diversa dallo zouk caraibico) che credo  potrebbe avere un grandissimo successo qui in Italia se solo qualche brasiliano decidesse di divulgarlo.
Salvador de Bahia è sicuramente la città più africana del Brasile ed è quella che più ricorda l'Habana. Nonostante ciò la  salsa solo da poco è riuscita a conquistare una sua piccola fetta di pubblico.
Durante questo Festival, Maristela è riuscita nel miracolo di  radunare, nella discoteca Rock in Rio Café, ben 600 persone. Abituati alle nostre mega-discoteche potrebbe non sembrare un grande successo, ma qui, credetemi, lo è anche perché loro vivono la stessa situazione che c'era da noi in Italia 15 anni fa.
Per l'occasione Maristela è inoltre riuscita a riunire ben 5 orchestre di salsa.  A differenza di altri Festival, questo evento era infatti dedicato più alla  musica che al ballo. Il pubblico bahiano ha  così potuto assistere alle performance della cubana Teresa Morales, degli Azucar, dei Rumbahiana, dei Sueño cubano e dei Tropicola. La maggior parte dei musicisti erano brasiliani anche se c'erano diversi latino-americani e persino un italiano. Certamente questi gruppi ancora non sono a livello dei gruppi portoricani o cubani ma dimostrano ampiamente che la salsa è destinata sempre più a diventare una musica senza frontiere.
E' stato interessantissimo fare lezione agli amici brasiliani. Ho trovato però, a dire il vero, gli stessi problemi che di solito trovo in Italia. Anzi, alcuni di loro mi sono sembrati persino molto timidi. Così per incoraggiarli mi mettevo a cantare le loro canzoni più celebri a ritmo di clave.
Alla fine ti accorgi che anche tra loro ci sono quelli che sono portatissimi per la danza (come ad esempio una ragazza che ballava  a livello professionale sia samba che danza del ventre) insieme a quelli che a malapena sanno distinguere la destra dalla sinistra. Sì perché anche lì nelle lezioni di salsa non trovi solo i fenomeni, quelli che il ballo ce l'hanno nel sangue, ma trovi anche quelli che pur sapendo di non avere particolari attitudini, vogliono lo stesso imparare, magari per vincere la propria timidezza o la propria insicurezza.
Nei locali poi trovi di tutto: persone che creano, che improvvisano, mescolando magari forrò, lambada e salsa. Altre che cercano di ballare seguendo un po' lo schema simil-cubano o simil-portoricano. Altre ancora che cercano semplicemente di partecipare alla "speriamo io me la cavo".
Si balla in locali molto piccoli (tipo il Tudo legal o l'Euphoria che si trovano nel Pelourinho) sempre però con  musica dal vivo.
C'è in  ogni caso un grandissimo potenziale umano, molto entusiasmo, molta curiosità, molta fame di notizie. Tutti mi chiedevano, tutti mi domandavano, tutti volevano sapere le differenze tra le varie salse oppure le differenze tra cubana, portoricana, New York o L.A. Style. Tutti volevano delle risposte certe, tranquillizzanti... mentre io mi affannavo di spiegare loro che nella salsa non esistono certezze e che è un movimento sempre in trasformazione, caratterizzato da una continua lotta tra modernismo e tradizione...
Intorno a me ho sentito tante emozioni emozioni positive e soprattutto tanto affetto. Molti mi hanno persino chiesto di restare, di trasferirmi lì per mettermi ad insegnare.
Certo sarebbe una esperienza incredibile, ma come si fa a lasciare un paese meraviglioso come l'Italia?
La mitica Salsalandia non l'abbiamo, alla fine,  ricreata proprio qui da noi?
Eppure sarebbe bello rimettersi in gioco e  ricominciare da capo in un'altra parte del mondo.
E allora, chissà?!...Magari un giorno lontano!
In fondo non bisognerebbe sempre andare dove ti porta il cuore?...
 
muito aché
Enzo

 

 

Enzo Conte

   
 

 

   
 

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